Un corridoio nella foresta per l'orangutan
Orangutan: uomo della foresta. È questa la traduzione del termine indonesiano utilizzato per indicare le scimmie antropomorfe, a pelo lungo, presenti solo sulle isole del Borneo e di Sumatra. La deforestazione avanza inesorabilmente, incalzata dal costante aumento delle superfici coltivabili destinate alla produzione di olio di palma, e con essa sparisce l’habitat naturale dell’orangutan.
La foresta tropicale del Borneo scompare a un ritmo inquietante. A risentire di un simile scempio sono soprattutto gli animali che trovano in essa il proprio habitat naturale, primi fra tutti gli oranghi, una specie gravemente minacciata di estinzione.
Uno degli obiettivi perseguiti con l’iniziativa “Heart of Borneo” è il collegamento delle aree protette già esistenti, per ottenere zone più ampie che forniscano uno spazio vitale a numerose specie minacciate, tra cui gli oranghi. Cosa significa “collegare”? Con questo termine si intende una gestione delle superfici presenti tra due zone protette che determini vantaggi sia per la natura che l’uomo. Tali aree dovrebbero consentire alle popolazioni locali di ottenere un reddito dalla pratica agricola o dallo sfruttamento delle risorse naturali, come ad esempio il legno. Nel caso degli animali esse dovrebbero invece servire come rotte di migrazione e habitat aggiuntivo. L’interconnessione delle aree protette è importante poiché alcune pratiche nefaste perpetrate dall’uomo – come il bracconaggio, la deforestazione illegale o gli incendi boschivi – oltre a determinare un sempre maggior isolamento delle stesse, hanno interrotto le
rotte di migrazione naturali impedendo così lo scambio tra le diverse popolazioni animali. È possibile realizzare corridoi nella foresta utili all’uomo e alla natura?
Nel Borneo indonesiano (Kalimantan) sono già state maturate le prime esperienze in questo senso: sino ad ora tra i due parchi nazionali Betung Kerihun e Danau Sentarum è stata rimboschita un’area di 250 ettari. Si è piantumato un totale di 24 000 alberi, fra cui piante utili – come ad esempio l’albero della gomma o diverse specie che producono legni adatti a scopi industriali – ma anche piante i cui frutti rientrano nella dieta degli oranghi. Altre superfici sono state invece convertite all’agricoltura biologica. Simili sistemi agroforestali si sono dimostrati vantaggiosi sia per l’uomo che per la natura: dischiudono nuove fonti di reddito alle popolazioni locali e offrono ulteriori spazi vitali all’orangutan, aumentandone così le possibilità di sopravvivenza.
La sfida successiva consiste nell’applicare il medesimo approccio in altre zone del corridoio previsto dal progetto, che in totale cingerà 11 000 ettari. Grazie alle ingenti donazioni rivolte al WWF Svizzera è stato possibile includere nel progetto altri 620 nuclei familiari. In sei villaggi verranno creati dei vivai per allevare le giovani piante necessarie per il rimboschimento. Le popolazioni devono essere sostenute anche nella determinazione di superfici adatte al rimboschimento, all’agricoltura e all’utilizzo agroforestale. Si provvederà inoltre alla definizione esplicita di aree protette e luoghi che servano al mantenimento dell’identità culturale delle comunità locali.
Il WWF ha grandi aspettative nei confronti di questo progetto e gli abitanti dei villaggi si sono dimostrati estremamente interessati a collaborare. Le persone presenti nell’area preposta al corridoio preferiscono sfruttare le loro attuali superfici forestali e agricole secondo criteri sostenibili, piuttosto che svenderle all’industria dell’olio di palma.