
Un tempo la grande fascia verde della Foresta Atlantica costeggiava la costa brasiliana e penetrava nell’entroterra fino in Paraguay e Argentina. Al giorno d’oggi, invece, grandi aree di foresta tropicale sono state dissodate e trasformate in aree adibite a coltivazione agricola – soprattutto per la produzione di soia. La scomparsa della foresta significa la morte sicura per innumerevoli specie di animali e di piante.
Per dare un esempio: il 90% di tutti gli anfibi e il 50 % di tutte le specie vegetali presenti nella foresta dell’atlantico non si trovano in nessun’altra parte nel mondo. Il giaguaro rappresenta un indicatore per la ricchezza faunistica e vegetale della regione: se il felino non trova più condizioni di vita sufficienti per la sopravvivenza, allora tutto l’equilibrio ecologico è in pericolo. Oggi resta soltanto il 7% dell’area originale della Foresta Atlantica (circa 30 volte le dimensioni della Svizzera). Tale area, comprendente il più grande serbatoio per l’acqua dolce del mondo (la falda acquifera di Guarani), dava origine a molteplici culture indiane e nutre oggi innumerevoli piccoli coltivatori. Questa ricchezza è a rischio se non riusciamo a fermare in tempo la distruzione continua delle restanti aree forestali.