Il mio WWF Deutsch Français      
Il WWF   Ecco cosa potete fare voi   News & Servizi  
     Iniziare la ricerca
 
Home > Il WWF > I nostri temi > Biodiversità > Specie > Ritratti di animali > Gipeto barbuto stampare    Consiglia questa pagina
I nostri temi
Clima
Biodiversità
Specie
Specie internazionali
Specie nazionali
Ritratti di animali
Spazi vitali
La natura ci serve
Politica Biodiversità
Foresta
Acqua dolce
Alpi
Mari e coste
 
Gipeto barbuto
Bartgeier
Il Gipeto barbuto
Nome scientifico: Gypaetus barbatus

Habitat:
Regioni montuose remote e frastagliate situate al di sopra del limite della vegetazione arborea in Europa, Africa ed Asia.

Dimensione degli effettivi:
Nel mondo: non sono disponibili cifre esatte riguardo al numero degli effettivi.
In Europa: tra le 225 e 250 coppie nidificanti circa, di cui 140 individui nell‘ area alpina (situazione aggiornata al 2010)

Stato di minaccia:
IUCN: non minacciato
CITES: appendice II
Convenzione di Berna: non è presente in elenco
Il gipeto barbuto: un eccellente aviatore
Il gipeto barbuto, in passato noto anche come "avvoltoio degli agnelli”, con un‘ apertura alare che può raggiungere i 3 metri è il più grande uccello d‘ Europa. E’ l’ unica varietà di gipeto presente in Svizzera. I maschi e le femmine possono raggiungere un‘ altezza di 1 metro e 10 centimetri e pesare tra i 5 e i 7 kilogrammi. Il gipeto barbuto ha un piumaggio grigio argentato, che presenta una colorazione che passa dal marrone chiaro al ruggine soprattutto nelle zone della testa, del collo e delle zampe. Spiccano inoltre le sue ali lunghe e puntute, così come la sua coda lunga e cuneiforme. Il gipeto barbuto è inoltre un eccellente aviatore. Si nutre di animali già morti e addirittura per più del 90% delle loro ossa. Quando queste sono troppo grandi, fa in modo che precipitino sulle rocce da grandi altezze, affinché si frantumino.

Questi maestosi uccelli divengono sessualmente maturi solo dai 5 ai 7 anni circa. I gipeti barbuti iniziano a covare già in inverno, perché il nutrimento, quando in primavera i pulcini escono dal guscio, è presente in abbondanza. Tuttavia su due uova covate sopravvive solo un pulcino – nella maggior parte dei casi quello nato per primo. Il secondo della nidiata, che sguscia circa una settimana dopo, muore già dopo pochi giorni, solitamente o per via del comportamento aggressivo dei suoi fratelli, oppure a causa della fame. Il fatto che sopravviva solo un pulcino è un fenomeno denominato anche cainismo. I biologi suppongono che il secondo pulcino rappresenti una sorta di garanzia di sopravvivenza della specie.
Il gipeto barbuto in pericolo
Il gipeto barbuto un tempo era diffuso in quasi tutti i monti dell’Europa meridionale e nelle Alpi. Il motivo principale del suo sterminio nel corso del 19. Secolo è da ricondurre ad un malinteso fatale per questo rapace. Il gipeto barbuto aveva la nomea di gettarsi in picchiata sugli agnelli, di spingere gli stambecchi nei precipizi e persino di rapire i bambini. Per questi motivi è stato perseguitato dall’ uomo nell’ arco alpino senza pietà mediante trappole, esche avvelenate e uccisioni mirate. All’ epoca però anche lo sterminio di ungulati selvatici e la scarsità di foraggio ad esso connessa hanno contribuito alla sua scomparsa dalle Alpi. Inoltre i gipeti barbuti erano i trofei prediletti dai cacciatori, senza contare che la loro caccia veniva ricompensata con premi elargiti da parte dello Stato, a seguito dell’ introduzione della legge in materia nel 1875. La prima legge sulla caccia distingueva tra specie utili e specie dannose per l‘ uomo. Il gipeto barbuto venne incluso tra quelle dannose.

Nel corso degli anni si è capito che il gipeto fu perseguitato per pura ignoranza. Dopo che diversi tentativi di reinserimento e di allevamento di gipeti barbuti nell’ area alpina non hanno riportato alcun successo, nel 1986 è stata avviata la reintroduzione in grande stile del gipeto barbuto nelle alpi. L’ attuale sviluppo positivo del progetto di reinserimento non deve però far dimenticare il fatto che il rapace, con i suoi tempi di riproduzione molto lunghi, reagisce con grande sensibilità alle perdite. Perciò bisogna continuare a fare tutti gli sforzi possibili, affinché la soglia dei rischi riconducibili all’ uomo (avvelenamenti, bracconaggio, etc.) venga mantenuta a livelli bassi.
L’impegno del WWF
Nel 1978 il WWF fu tra i membri fondatori del progetto internazionale per il reinserimento del gipeto barbuto nelle Alpi. Il progetto si articola in quattro parti: allevamento, messa in libertà, monitoraggio e sensibilizzazione della popolazione. Finora sono stati messi in libertà 170 (situazione aggiornata al 2010) gipeti barbuti allevati in cattività, di cui 26 tra il 1991 e il 2007 nel parco nazionale svizzero in Engadina. Nel 2010 per la prima volta sono stati rilasciati nel Nord delle Alpi tre esemplari nella valle di Calfeisen, nel canton San Gallo. I tre giovani animali si sono sentiti a loro agio nel nuovo ambiente. Nel 2011 sono stati rilasciati nuovamente tre giovani gipeti nella stessa area.

Spesso nei loro primi anni di vita i gipeti coprono lunghe distanze (fino a 700 km al giorno), prima di divenire sedentari. Sulle migrazioni disponiamo però solo di informazioni lacunose. Il WWF sostiene il progetto avviato dalla fondazione Pro gipeti barbuti, “I gipeti barbuti in viaggio“: gipeti barbuti in giovane età e già rimessi in libertà vengono muniti di piccoli trasmettitori satellitari, al fine di poterne seguire le scorribande. Essi vengono altresì contrassegnati in modo visibile, schiarendo determinate piume della coda e delle ali. Così facendo è possibile riconoscerli ed osservarli bene. La fondazione Pro gipeti barbuti invita inoltre ogni anno a partecipare a giornate dedicate all’osservazione di questi animali. Potete trovare le istruzioni per partecipare.

Con il supporto del WWF negli ultimi 30 anni si è riusciti a riportare il gipeto barbuto nelle Alpi. Oggi (2011) volano nell‘ area alpina tra Austria, Svizzera, Italia e Francia circa 150 gipeti barbuti. Alcuni di questi uccelli rapaci hanno già covato le proprie uova con buoni risultati. Oggi si contano annualmente tra le 7 e le 10 nascite nel loro habitat naturale. La popolazione si avvicina in tal modo ad una dimensione tale per cui può essere considerata in grado di sopravvivere. Sono necessari però altri rilasci, poiché la base genetica della popolazione alpina è ancora molto piccola. Per questo motivo vengono messi in libertà in modo mirato nel Nord delle Alpi altri uccelli, provenienti da allevamenti fin’ora poco utilizzati. In tal modo si può impedire che il progetto, di successo ma dispendioso, venga compromesso da problemi di riproduzione tra consanguinei. L‘ obiettivo è ottenere, nell’ arco alpino, una popolazione di gipeti barbuti di diverse centinaia di individui.