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L'ONU decide sul futuro del nostro clima Il cambiamento climatico rappresenta un problema globale. Il tempo stringe: è urgente che la conferenza delle Nazioni Unite sul clima risolva questo problema. Il futuro del nostro clima è in mano a 193 nazioni.
In fondo lo sappiamo tutti: è ora di ridurre a livello globale le emissioni di gas serra tanto nocive al nostro clima e di fissare insieme le misure adatte a frenare le conseguenze negative del cambiamento climatico. Dopo le chiacchiere di tutte le conferenze, ora ci vogliono più fatti.
Il problema si è acutizzato
In occasione del Summit della Terra, tenutosi nel 1992 a Rio de Janeiro, 192 paesi si sono dichiarati d’accordo con la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici(UNFCCC). Cinque anni dopo è stato approvato il protocollo di Kyoto, entrato in vigore nel 2005. Per la prima volta sono stati stabiliti precisi obiettivi vincolanti per ridurre le emissioni di gas a effetto serra nei paesi industrializzati. Ma gli Stati Uniti non hanno mai ratificato questo protocollo, e le emissioni dei paesi emergenti sono fortemente cresciute. Inoltre il protocollo di Kyoto non si esprime sulla questione di come possiamo proteggerci dalle conseguenze dei cambiamenti climatici e neanche su questioni di finanziamento.
Perciò nel 2007 a Bali è stata fissata una tabella di marcia per un nuovo accordo sul clima.
La Conferenza ha riconosciuto la necessità di una drastica riduzione delle emissioni globali di gas a effetto serra. I Paesi industrializzati dovranno fornire aiuti finanziari e trasferire tecnologici ai Paesi in via di sviluppo.
Alla fine del 2009 l’ONU si è riunita a Copenhagen con l’intenzione di trasformare la tabella di marcia di Bali in un trattato vincolante. Purtroppo però il risultato è stato deludente per molti: i 130 capi di Stato non sono riusciti a mettersi d’accordo su un trattato legale vincolante. Tra l’altro anche perché i negoziatori potenti come gli Stati Uniti e la Cina non hanno espresso nessuna volontà politica di assumersi il pur minimo impegno globale. Il motivo: negli Stati Uniti, per esempio, la popolazione non è ancora abbastanza sensibilizzata al problema climatico, un fatto che si riflette a livello politico. Proprio per i paesi potenti la differenza tra gli impegni minimi e le realtà nazionali era troppo grande. Adesso si spera nella prossima chance: la conferenza sul clima alla fine di novembre del 2010 a Cancun, in Messico.
► Le aspettative più importanti del WWF alla conferenza di Cancun
Cancun rappresenta un passo intermedio importante e necessario per arrivare, nel 2011, alla conferenza in Sudafrica, dove andrebbe approvato un accordo più esauriente, atto a realizzare la tabella di marcia fissata a Bali.
► Quadro d’insieme sulla politica climatica internazionale dal 1865 al 2009
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