Spesso si sottovaluta il valore delle foreste: esse costituiscono l’habitat di numerose specie animali e vegetali, offrono, oltre ad un riparo contro le insidie della natura, anche acqua potabile, materie prime e cibo. Ma tutto ciò spesso non ha un corrispettivo economico, di conseguenza vaste distese di alberi devono cedere il posto ad attività che generino maggiori profitti. Nell’ultimo ventennio è stata distrutta una superficie forestale vasta quanto l’India, per ottenere piantagioni, campi e pascoli. I terreni disboscati sono stati edificati, oppure si sono sfruttate le ricchezze del sottosuolo.
La conversione delle foreste non comporta solo danni per l’ambiente, ma anche alti costi sociali. Si violano i diritti tradizionali delle popolazioni locali, gli incendi incontrollati ne mettono a repentaglio la salute e la vita, e si moltiplicano le catastrofi naturali come gli smottamenti e le inondazioni. Secondo le stime, nei prossimi 20 anni un’ulteriore distesa di foreste di estensione pari all’India cadrà vittima della brama di terre coltivabili.
È il momento di intervenire
Olio di palma e soia sostenibili Nei tropici le piantagioni di soia e di palme da olio si espandono a ritmo incalzante a discapito delle foreste.