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Pesca illegale
La pesca industriale sfrutta il 75% dei mari
Quote di pesca troppo alte
 Molti governi al momento di stabilire le quote di pesca si basano sugli interessi poco lungimiranti delle potenti lobby dell’industria ittica piuttosto che sui suggerimenti di prestigiosi scienziati marini e fissano quote troppo alte nel caso di numerose specie. E poiché troppo spesso i pescatori non si attengono alle quote assegnate, il patrimonio ittico continua a ridursi pericolosamente. Gli esperti valutano che alcuni pescherecci a strascico russi peschino il 50% in più di merluzzi bianchi rispetto alla quota concessa. Il problema della pesca illegale è particolarmente grave nel Mar Baltico e nel Mare di Barents. Secondo le stime del Consiglio internazionale per l'esplorazione del mare (ICES), nel Mare di Barents ogni anno finiscono nelle reti dei pescatori tra le 90000 e le 115000 tonnellate di merluzzo bianco che non rientrano in nessuna statistica ufficiale, ma che corrispondono al 20% del quantitativo pescato legalmente.
Fisherman with tuna catch. Philippines
Tonno rosso:
il 30% della pesca è illegale
Una delle principali vittime della pesca illegale è il tonno rosso del Mediterraneo che può arrivare a pesare fino a 700 chili. Conosciuto anche con il nome di tonno pinna azzurra, è un ingrediente principe per la preparazione del sushi e sui banchi dei mercati raggiunge prezzi altissimi; un fatto che non manca di richiamare l’interesse di “affaristi” privi di scrupoli. Si ritiene che almeno un terzo dei tonni rossi catturati nel Mediterraneo sia pescato illegalmente. Spesso il pesce viene lavorato direttamente a bordo e caricato su grandi navi frigo, che portano le prede al di fuori del Mediterraneo verso il Giappone o altre destinazioni extraeuropee, senza che il carico illegale passi per un porto dell’UE per essere scaricato e registrato.
Le soluzioni esistono
Anche il legine australe che vive lungo le coste antartiche e sudamericane condivide questo destino. Soluzioni: l’esempio della Gran Bretagna, che sta gestendo le sorti di un piccolo stock presso l’Isola della Georgia del Sud, mostra che concedendo il permesso di pesca con molta oculatezza e attuando severi controlli in mare è possibile impedire la pesca illegale del legine australe.