/ ©: Jürgen Freund / WWF-Canon

Oceani e coralli

I mari regolano il clima, producono ossigeno, immagazzinano enormi quantitativi di CO2 e garantiscono il sostentamento di oltre un miliardo di persone. Ma per quanto tempo ancora?
La circolazione dell’acqua è di estrema importanza per il clima dei continenti. L'Europa, ad esempio, deve il proprio clima temperato alla corrente del Golfo: l'acqua si riscalda nel golfo del Messico, circola attraverso l’Atlantico e rilascia il calore verso il Vecchio Continente. È per questa ragione che il clima dell’Europa nord-occidentale è molto più mite che in altri luoghi a parità di latitudine. Ci si rende conto dell'importanza fondamentale delle correnti marine solo quando il loro equilibrio viene sconvolto, come accade ad esempio con il fenomeno «El Niño», che si verifica ripetutamente nel Pacifico equatoriale. Riscaldando intensamente l'acqua in superficie, El Niño arriva ad arrestare la corrente di Humboldt.

I mari sono saturi di CO2

Il plancton che vive negli oceani non costituisce semplicemente una fonte di nutrimento per gli animali marini. Alcuni di questi minuscoli esseri viventi (il fitoplancton) sono anche in grado di compiere il processo di fotosintesi, grazie al quale producono ossigeno. È dai mari, infatti, che proviene circa la metà dell'ossigeno che gli animali terrestri – uomo incluso – respirano.

Per produrre ossigeno, le alghe incamerano CO2, e una parte di questa sostanza non viene più reimmessa nell'atmosfera. Gli oceani, quindi, fungono da serbatoi di anidride carbonica, in quanto assorbono più CO2 di quanta ne rilascino nell'atmosfera. Quando il fitoplancton muore, la materia organica di cui è costituito si deposita sui fondali oceanici, e di conseguenza il CO2 viene sottratto definitivamente all’atmosfera.

Per lungo tempo, i mari hanno «lavorato» per noi: più CO2 era disponibile nell'atmosfera, più essi ne incameravano. In questo modo, finora, gli oceani hanno assorbito circa un quarto dell'anidride carbonica prodotta dall'uomo.

Negli ultimi anni, tuttavia, i mari sono riusciti a sottrarre all'atmosfera una quantità sempre più esigua di CO2. Anche questa è una conseguenza del mutamento climatico: ora i venti che lambiscono l'oceano Meridionale portano verso la superficie le acque più profonde, che sono già sature di CO2 e non riescono ad assorbire altra anidride carbonica – anzi, ne restituiscono una parte all'atmosfera.

Le elevate concentrazioni di CO2 nei mari hanno anche altri effetti negativi. Il gas serra, nell'acqua, si trasforma in acido carbonico, che come dice la parola stessa rende acida l'acqua. Questa variazione del PH danneggia in particolare i coralli, in quanto il calcare è molto reattivo all'acidità.


Datti subito da fare

I coralli impallidiscono

I coralli, straordinaria simbiosi tra polipi ed alghe, sono in grave pericolo. Circa il 60 per cento delle barriere coralline mondiali è fortemente minacciato dall'overfishing, da metodi di pesca devastanti in cui si fa ricorso a cianuro e dinamite, e dal crescente inquinamento ambientale. I coralli sono anche molto sensibili al riscaldamento dell'atmosfera terrestre. Basta un piccolo innalzamento della temperatura dei mari perché i polipi si sciolgano dalla simbiosi con le alghe; di conseguenza, i coralli impallidiscono e muoiono. Di loro non rimane che la struttura calcarea, sbiadita.
 / ©: Jürgen Freund / WWF-Canon
Coralli impalliditi in Papua Nuova Guinea
© Jürgen Freund / WWF-Canon
Barriera corallina, Turtle Island, Filippine / ©: WWF-Canon / Jürgen FREUND

La Coral Triangle Initiative

Da oltre 15 anni il WWF si impegna su diversi fronti nel Triangolo dei coralli, con l'intento di salvaguardare questo sensibile ecosistema.
 / ©: Frederick J. Weyerhaeuser / WWF-Canon

Tutela delle coste dell'Africa orientale

Nelle regioni costiere di Kenya, Tanzania e Mozambico il WWF si impegna da anni per promuovere una pesca sostenibile e la costituzione di riserve marine.

Alcune grandi città saranno sommerse

Negli ultimi cento anni il livello dei mari in tutto il mondo si è innalzato, in alcuni casi di 10 centimetri, in altri addirittura di 25. Secondo alcuni modelli climatici elaborati dagli scienziati, entro il 2100 assisteremo a un ulteriore innalzamento, compreso fra 15 e 95 centimetri. Si tratta di un valore da 2 a 5 volte superiore rispetto a quanto registrato tra il 1900 e il 2000. Le regioni situate a meno di un metro sopra il livello del mare – Bangladesh, Florida, Manila o Calcutta – saranno inondate.

Abbonati alla newsletter del WWF

Sintetica e attuale: le ultimissime del WWF via e-mail. Iscriviti ora!

Diventa fan del WWF su Facebook


Segui il WWF su Twitter

I lemuri sono i mammiferi più minacciati della Terra. Si lavora a un piano per difenderli http://t.co/iKHkx2lB3s
da 2 ore @WWF_Svizzera

Fai una donazione per la tutela delle foreste

Alpen