/ ©: Michel Gunther / WWF-Canon

Foresta mediterranea

La foresta mediterranea cresce a sud della foresta temperata (vedi sito sulla foresta temperata) nella zona costiera del Mediterraneo, in California, in alcune zone del Cile, in Africa meridionale e in Australia occidentale, dove viene anche detta „bushland“ (=prateria o boscaglia).
In queste zone il clima è caratterizzato da estati calde e asciutte e inverni miti e piovosi. Il suolo è per lo più povero di sostanze nutritive e le attività dell’uomo, come l’eccessivo sfruttamento del legname, la necessità di creare nuovi pascoli e l’introduzione di specie esotiche sono responsabili del degrado del suolo (peggioramento qualitativo del suolo).

La fase di sviluppo di queste piante, quasi tutte sempreverdi, è in primavera, quando le temperature sono abbastanza alte e c’è ancora sufficiente umidità residua. Piante tipiche della foresta mediterranea sono il leccio, il carrubo, la quercia da sughero, gli ulivi o conifere come il pino marittimo, il cipresso o il cedro. Benché la foresta mediterranea rappresenti una parte modesta delle foreste globali, essa ospita una svariata quantità di specie animali e vegetali che si sono adattate alle estati lunghe, calde e asciutte. Qui troviamo circa il 10% di tutte le specie vegetali conosciute.

La maggior parte delle piante si è abituata agli incendi occasionali o addirittura possono sopravvivere solo grazie al fuoco. Alcune piante infatti hanno bisogno del calore delle fiamme per poter aprire le capsule dei semi. Nelle foreste mediterranee troviamo una gran quantità di piante endemiche, che crescono cioè esclusivamente in quelle zone e in nessuna altra parte del mondo.

In Australia e in California, nelle zone coperte dalle foreste mediterranee, le popolazioni primitive cominciarono ad incendiare già molto tempo fa le praterie e le boscaglie. Con il risultato di ottenere più spazi per gli animali selvatici e per la coltivazione di piante utili all’uomo. L’insieme delle piante locali ben presto si è adattato a questi incendi provocati dall’uomo e sono state sostituite dalle cosiddette piante pirofite (ossia amanti del fuoco). Altre piante invece sono scomparse.

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