28 dicembre 2020 — Comunicato stampa

Fauna selvatica: vincitori e vinti 2020

Cambiamenti climatici, bracconaggio e perdita degli habitat figurano tra le minacce più comuni per innumerevoli specie. Il WWF presenta il suo bilancio dell’anno e identifica vincitori e vinti anche nel 2020.

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Koala klammert sich an einem Baumstamm fest

Il 2020 non è stato un anno positivo per i criceti comuni, i lemuri e gli storioni: le popolazioni di questi animali sono in declino e la loro esistenza è sempre più minacciata. A causa della perdita di habitat, del cambiamento climatico e del bracconaggio, queste specie soffrono, e con loro la biodiversità. Il “Living Planet Report” lo dimostra anche quest'anno: le popolazioni delle oltre 4000 specie analizzate di pesci, uccelli, mammiferi, anfibi e rettili sono diminuite in media del 68% in 50 anni. Ed è necessario agire anche qui a casa nostra: secondo il Rapporto dell'OCSE sulle performance ambientali, la Svizzera presenta la percentuale più alta di specie a rischio di estinzione tra tutti i Paesi dell'organizzazione. Ma ci sono anche spiragli di luce: grazie a programmi di allevamento internazionali e a progetti di reinsediamento di lungo respiro, i vincitori dell'anno 2020 sono i bisonti nel Caucaso e i rinoceronti in Africa, notevolmente meno minacciati dal bracconaggio. Il WWF rileva i vincitori e i vinti dell’anno appena trascorso.

I vinti 2020

Criceti comuni: dal 2020, la Lista Rossa Internazionale classifica il criceto comune, detto anche criceto europeo, nella categoria “in pericolo critico”. Se la tendenza continuerà, non sopravviverà ai prossimi 30 anni. La sua lotta per la sopravvivenza è rappresentativa di migliaia di animali e piante autoctoni che soffrono le conseguenze dell'agricoltura intensiva.

Lemuri: delle circa 100 specie di lemuri ancora oggi in vita, l’esistenza di un buon 90% è in pericolo. Le loro foreste vengono abbattute, gli habitat convertiti in terreni agricoli e anche la caccia diretta provoca la diminuzione delle popolazioni di questi animali.

Pesce spatola cinese: dal 2020 il pesce spatola cinese, rappresentante della famiglia primitiva degli storioni, è considerato estinto. Questo potrebbe essere il destino di altre specie di storione, il cui 85% è minacciato. Gli sbarramenti delle dighe bloccano il loro percorso verso le aree di deposizione delle uova. Inoltre, nonostante siano pesci rari, in tutto il mondo gli storioni vengono catturati per la loro carne e le loro uova (caviale).

Calamari: il calamaro potrebbe figurare tra i vincitori della crisi climatica, tuttavia la pesca sta aumentando le pressioni subite da questo animale. Nell'Oceano Indiano, negli ultimi cinque anni le cifre legate alle attività di pesca di calamari non regolamentate sono aumentate dell'830%. I calamari svolgono un ruolo cruciale, poiché sono un’importante fonte di nutrimento dei tonni. Il WWF esige quindi una gestione sostenibile della pesca, e non solo per i calamari.

Koala: quasi 3 miliardi di mammiferi, uccelli, rettili e rane sono stati colpiti dai devastanti incendi del bush in Australia. In questo continente il fuoco, che avvampa con forza sempre maggiore, sta dando filo da torcere ai famosi koala. Secondo un rapporto del WWF, 60.000 esemplari sono stati uccisi, feriti o comunque in qualche modo colpiti dagli incendi; si pensi che questo dicembre le fiamme già infuriavano su Fraser Island, Patrimonio dell’Umanità.

I vincitori 2020

Rinoceronti in Africa: a metà degli anni '90, le popolazioni di rinoceronte nero in Africa erano crollate a 2.410 esemplari. Grazie alla protezione degli habitat, ai programmi di reinsediamento e alle attività antibracconaggio, la popolazione è ora aumentata, raggiungendo i 5.600 capi. Nel 2020 il rinoceronte nero sud-occidentale, una sottospecie prevalentemente presente Namibia, è stata ufficialmente declassata da “vulnerabile” a “quasi minacciata” nella Lista Rossa Internazionale. La specie nel suo complesso, tuttavia, continua ad essere considerata in via di estinzione.

Bisonti: l’ultimo esemplare di bisonte selvaggio è morto nel Caucaso quasi 100 anni fa. Grazie a programmi di allevamento internazionali e a progetti di reinsediamento di lunga durata, gli animali stanno però ritornando. Secondo gli ultimi rilevamenti, la popolazione nelle tre aree di reinsediamento del Caucaso russo è aumentata fino a 160 capi (105 nel 2016). Nel 2020 è stato nuovamente possibile trasportare sani e salvi altri otto bisonti provenienti da zoo europei alla volta dell’Ossezia Settentrionale-Alania. L’andamento positivo del bisonte in Europa è stato riconosciuto a fine anno dalla Lista Rossa, che lo ha inserito in una categoria di rischio inferiore.

Cetrioli di mare: in Asia sono considerati una prelibatezza. A seguito della diminuzione delle popolazioni di cetrioli di mare fino al 90% in queste zone, tre specie particolarmente pregiate sono state incluse nella Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione, dopo anni di blocchi. Da allora, le catture sono state regolamentate ponendo fine alla pesca eccessiva, cosa che dovrebbe avere ricadute positive anche sull'ecosistema marino, all’interno del quale questi animali contrastano l'acidificazione causata dalla crisi climatica: proprio come un’aspirapolvere, assorbono i sedimenti e li espellono in forma di sabbia purificata, aumentando così il pH sul fondale.

Alci: grazie al successo delle misure protettive, ormai da diversi anni l'alce si sposta dall'Europa orientale verso la Germania. In primavera, è stata avvistata una femmina con un cucciolo. Sebbene in Germania non siano ancora disponibili dati in merito alla riproduzione, questa scoperta infonde la speranza che i cervidi di più grandi dimensioni si sentano sempre più a casa in questo paese.

Foche grigie: in quanto presunto concorrente dei pescatori, il più grande predatore della Germania è stato quasi sterminato. La stagione dei cuccioli di quest'anno fa ben sperare: all'inizio di novembre sull’isola di Helgoland sono nati oltre 500 piccoli di foca grigia, un nuovo record. Le popolazioni si stanno gradualmente riprendendo anche in tutto il Mar Baltico. Mentre all'inizio degli anni '80 si contavano solo 2.500 esemplari, dall'anno scorso la popolazione ammonta a circa 38.000 individui.

Contatto:
Susanna Petrone, Responsabile della comunicazione, susanna.petrone@wwf.ch, 076 552 18 70