14 marzo 2018 — Comunicato stampa

I Cambiamenti climatici: a rischio una specie su due

Il report più completo effettuato finora sul cambiamento climatico e la biodiversità dimostra che se le temperature continueranno ad aumentare in maniera incontrollata la metà delle specie in regioni particolarmente importanti a livello biologico sarà in pericolo di estinzione. Questo è quanto emerge da una ricerca pubblicata oggi: sono state prese in considerazione circa 80.000 specie animali e vegetali.

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Katta lemuri con il cub

Gli scienziati del WWF UK e dell’University of East Anglia hanno osservato in 35 regioni come le temperature e le precipitazioni cambiano per via delle variazioni climatiche causate dall’uomo e quali conseguenze questo comporta alla diversità delle specie. L’attenzione della ricerca pubblicata oggi si concentra sulla biodiversità in regioni particolarmente importanti come Amazzonia, Madagascar, Mar Mediterraneo o l’Himalaya orientale. Conclusione della ricerca: di questo passo, con un riscaldamento globale di 4,5 °C la metà delle specie animali e vegetali rischia di estinguersi in queste regioni a livello locale. Un aumento della temperatura di 2 gradi metterebbe a rischio una specie su quattro. In confronto al periodo preindustriale la temperatura globale si è già innalzata di 1 grado. «Il futuro della biodiversità è nelle nostre mani» dice Thomas Vellacott, CEO del WWF Svizzera.

Carenza di acqua, cibo e maschi

Il riscaldamento globale ha un importante effetto negativo sulle specie che già adesso vivono in regioni molto calde. L’elefante africano necessita fino a 300 litri d’acqua al giorno. Considerando i periodi di siccità prolungati previsti, i conflitti con l’uomo e la mortalità dei giovani elefanti non potranno che aumentare. Il cambiamento climatico ostacola anche la riproduzione delle tartarughe marine nel Mediterraneo. Il sesso dei piccoli dipende dalla temperatura della sabbia in cui la femmina deposita le uova. Se la sabbia è troppo calda, nascono solamente femmine. Inoltre sono in pericolo le spiagge con i siti di nidificazione a causa dell’innalzamento del livello del mare e di fenomeni meteorologici estremi sempre più frequenti. I wallaby delle rocce in Australia, come molte altre specie, non troverà cibo a sufficienza nell’entroterra se le temperature continueranno a salire aumentando i periodi siccitosi. Il panda gigante potrebbe migrare in latitudini più settentrionali e in altitudini maggiori, ma il bambù come fonte principale di cibo non sarà in grado di adattarsi con la stessa velocità. Gli autori della ricerca hanno preso in considerazione complessivamente 80.000 specie animali e vegetali.

Il numero di specie a rischio diminuirebbe se molte di queste potessero spostarsi in regioni più fresche. Le prospettive sono però pessime, perché non esistono degli habitat alternativi, si spezzerebbero delle catene alimentari e anche altri fattori non sarebbero favorevoli. Un altro importante fattore d’impatto per la biodiversità sono pericoli non collegati al cambiamento climatico, come la costruzione di insediamenti e l’agricoltura, un alto livello di tossine nell’ambiente ed il bracconaggio. L’ampliamento di aree protette ed altre misure per la protezione ambientale sono fondamentali per mitigare le conseguenze del cambiamento climatico sulla natura.

La ricerca viene pubblicata oggi nella rivista scientifica «Climate Change».

Un riassunto del rapporto (in lingua inglese) è scaricabile più giù.

Contatti:

Susanna Petrone, Responsabile della comunicazione WWF Svizzera, 091 820 60 05, susanna.petrone@wwf.c h