30. ottobre 2018 — Comunicato stampa

La popolazione di vertebrati si è ridotta del 60% a causa dell’uomo

La perdita degli habitat, la caccia illegale, la pesca eccessiva e l’agricoltura non sostenibile hanno causato la graduale scomparsa di mammiferi, uccelli, rettili, anfibi e pesci. Le popolazioni animali sono sempre più messe alle strette dalle attività umane, come dimostrano gli ultimi dati del Living Planet Report del WWF pubblicato oggi. La nostra organizzazione ambientalista invita la comunità globale a unirsi in un accordo per la natura e le persone. Un “Global Deal for Nature” potrebbe invertire la tendenza contrastando la perdita della biodiversità.

 

Elefanti africani in Mudumu Parco in Namibia al tramonto

Gli effetti delle attività umane sulla fauna selvatica, le foreste, gli oceani, i fiumi e il clima sono di una rapidità vertiginosa. Secondo gli ultimi dati del rapporto del WWF, la popolazione mondiale di vertebrati è diminuita del 60% negli ultimi 50 anni. Nel mondo, le foreste pluviali tropicali, i fiumi, i laghi e le zone umide sono gli habitat maggiormente colpiti. Il numero di animali d’acqua dolce è addirittura diminuito dell’83%, registrando il calo più drastico in America centrale e meridionale (94%). Nella regione amazzonica il 20% del territorio è scomparso, e negli ultimi 30 anni la Terra ha perso circa la metà dei suoi coralli. L’organizzazione ambientalista WWF basa il suo lavoro su dati di 4’005 specie di vertebrati, dai delfini di fiume agli elefanti e agli scoiattoli artici. Le cause principali della continua riduzione delle specie sono la perdita di habitat, la pesca eccessiva, la caccia illegale e l’agricoltura non sostenibile, a cui va aggiunta la minaccia dei cambiamenti climatici.
 
“La Terra rischia il burnout”
 
Negli ultimi cinquant’anni la nostra domanda di beni provenienti dalla natura è aumentata enormemente. Attualmente stiamo usando le risorse della Terra più velocemente di quanto la natura possa rinnovarle: secondo gli ultimi calcoli, la società moderna consuma beni e servizi equivalenti alla capacità rigenerativa di 1,7 pianeti. La Svizzera ha addirittura un’impronta ecologica di 3 pianeti.
 
Purtroppo, la Svizzera non può ergersi a modello in termini di conservazione della natura e della biodiversità: nessun altro Paese al mondo, infatti, ha una percentuale così alta di specie minacciate. Più di un terzo delle specie vegetali, animali e fungine sono considerate in pericolo, e 255 sono già ritenute estinte. La qualità della natura degli habitat è in declino, anche nelle aree protette.
 
“Dobbiamo ripensare con urgenza il modo in cui usiamo la natura e come la valorizziamo, culturalmente, economicamente e politicamente”, afferma Thomas Vellacott, CEO del WWF Svizzera. “Un futuro sano e sostenibile per tutti è possibile solo su un pianeta dove la natura prospera. Nelle foreste, negli oceani e nei fiumi abbiamo bisogno di una grande biodiversità, con piante e animali sani. La natura è indispensabile per l’umanità. Noi - e il pianeta - abbiamo bisogno ora di un nuovo accordo globale per la natura e le persone”, riassume Vellacott. E questo “global deal” si manifesterà con accordi politici internazionali nel 2020.
 
“Che tipo di futuro vogliamo? Dipende da noi.”
 
Ma ci sono anche storie di successo: ad esempio, il numero di megattere, panda e tigri è in ripresa negli ultimi anni. Notizie simili devono diventare la norma. Ma per questo abbiamo bisogno di una svolta completa anziché continuare a mantenere lo “status quo”. Sono in corso anche processi politici globali che offrono un’opportunità unica per arrestare gli sviluppi dannosi e la perdita di biodiversità. Il 2020 è un anno cruciale in cui i capi di Stato e di governo esamineranno i progressi verso gli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS), la Convenzione di Parigi (UNFCCC) e la Convenzione sulla diversità biologica (CBD). “Invitiamo quindi le persone, le imprese e i governi a mobilitarsi per attuare un accordo globale per la natura e le persone nell’anno decisivo 2020. Tutto questo è necessario per attivare misure pubbliche e private atte a proteggere e ripristinare la biodiversità e la natura a livello mondiale. È importante che tutte le parti in causa agiscano all’unisono: stati, imprese, mondo finanziario, mondo accademico, società civile e individui”.

Contatto:
 
Thomas Vellacott, CEO WWF Svizzera, +41 44 297 22 33 (intervista possibile in tedesco, francese o inglese).
Susanna Petrone, responsabile Corporate Communications WWF Svizzera, tel. +41 76 552 18 70, susanna.petrone@wwf.ch

 

Download:

- Il Living Planet Report 2018 (in E) nonché
- una sintesi con soluzioni specifiche per la Svizzera (in D, F, I) e
- le immagini sono disponibili qui