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27 aprile 2020

Coronavirus e cambiamento climatico: otto risposte a otto domande scottanti

La mortalità da COVID-19 è maggiore nelle città più inquinate? Il lockdown è forse una benedizione per il clima? E che dire del nostro impatto individuale sulle emissioni di CO2, ora che siamo chiusi in casa? Ecco le nostre risposte alle domande più impellenti.

1. La mortalità da COVID-19 è maggiore nelle città più inquinate?

Un nuovo studio dell'Università di Harvard ha dimostrato che il tasso di mortalità da COVID-19 è maggiore nelle regioni con un inquinamento atmosferico più alto. Ma l'inquinamento atmosferico non rappresenta un pericolo solo ai tempi del coronavirus: è una minaccia costante per la salute. È causato in larga misura dal consumo di combustibili fossili; i motori a benzina e le centrali a carbone sono soltanto due esempi del loro abituale utilizzo.

Per trovare una soluzione a lungo termine per un'aria più pulita è necessario che i combustibili fossili vengano immediatamente sostituiti dalle fonti alternative. Le tecnologie in questo campo sono già disponibili, si pensi alle auto elettriche o all’energia solare. Ma una trasformazione efficace del nostro approvvigionamento energetico e dei trasporti richiede anche norme politiche più attente al clima. Esortiamo pertanto i politici a considerare la revisione totale della legge sulla CO2 come un’opportunità per garantire un futuro orientato alla salute del clima.

2. Il cambiamento climatico aumenta il rischio di epidemie? E lo scioglimento del permafrost c'entra qualcosa?

Sì e ne abbiamo già le prove. Nel 2016, nell'Artico russo un dodicenne è rimasto vittima dell’antrace. Era dal 1941 che in Siberia non vi erano più tracce di questa infezione. E tale episodio è strettamente collegato al disgelo del permafrost. Le spore dormienti del batterio responsabile dell'infezione possono sopravvivere all'interno di cadaveri o carogne sepolte nel ghiaccio fino a cento anni. Non appena il permafrost si scioglie, le spore si riattivano e possono diventare una minaccia per le persone. Lo scioglimento del permafrost è una realtà anche in alcuni luoghi abitati o in zone di caccia, ecco perché non sono da escludere ulteriori epidemie di antrace.

Questo fenomeno non è tuttavia l'unica causa dell'aumento di patologie legate al cambiamento climatico. Anche le malattie trasmesse dalle zecche ne sono una diretta conseguenza. Il riscaldamento globale ha effetti sul ciclo vitale e sull'habitat delle zecche, dunque su tutti gli animali che queste parassitano. Ciò permette alla malattia di diffondersi in nuove aree. In conclusione, il cambiamento climatico e i cambiamenti ecosistemici ad esso associati sono una minaccia crescente per la nostra salute. Arginandoli possiamo contrastare la diffusione degli agenti patogeni, scongiurando così altre pandemie globali.

3. Il lockdown fa bene al clima?

No, il lockdown non è una soluzione valida per combattere il cambiamento climatico. È necessario ridurre subito le nostre emissioni di CO2, tuttavia ciò non deve andare a scapito di vite umane e dei mezzi di sussistenza. La tutela dell'ambiente non necessita di un lockdown, piuttosto di una trasformazione mirata e controllata dei nostri sistemi economici basati sulle energie fossili, solo così possiamo diventare resilienti a lungo.

È vero, il lockdown ha prodotto un generale miglioramento della qualità dell’aria in molti paesi e città del mondo e una rapida riduzione delle emissioni di gas serra. Il quotidiano britannico «The Guardian» prevede addirittura una riduzione del 5% delle emissioni globali di CO2 rispetto al 2019. Tuttavia, la riduzione delle emissioni non è altro che il risultato di misure temporanee, il cui scopo è controllare la diffusione del coronavirus. Le recessioni economiche del passato ci insegnano che le emissioni potrebbero rapidamente tornare ai livelli precedenti non appena le attività economiche riprenderanno a pieno ritmo.

4. La caduta del prezzo del petrolio si ripercuote sul costo delle energie rinnovabili?

Il prezzo del petrolio è crollato a causa della pandemia di coronavirus, poiché le persone ricorrono meno all’auto e agli aerei. Sicuramente il ridotto utilizzo di combustili fossili ha effetti positivi sul clima. D'altra parte però, il calo del prezzo del petrolio si traduce anche in meno incentivi a investire in energie rinnovabili: minore è il prezzo dell’olio da riscaldamento e della benzina, inferiore è il vantaggio finanziario che deriva dall’installazione di una pompa di calore o dall’acquisto di un'automobile elettrica. Per contrastare questa tendenza, il Consiglio federale può aumentare la tassa d'incentivazione sui combustibili fossili ai sensi dell'attuale legge sulla CO2. In questo modo il prezzo finale dell'olio da riscaldamento o della benzina per i consumatori non sarebbe così basso.

Ai sensi della legge sulla CO2, i due terzi dei proventi della tassa di incentivazione saranno ridistribuiti in parti uguali alla popolazione e all'economia attraverso l'assicurazione malattia e l'AVS. Un terzo dei proventi confluirà nel Programma Edifici, attraverso il quale la Confederazione e i Cantoni sovvenzionano le ristrutturazioni energetiche. Con queste misure la Svizzera può trasformare la crisi del prezzo del petrolio in una situazione vantaggiosa per il clima e inviare un chiaro segnale per una maggiore tutela ambientale.

5. La momentanea riduzione dei nostri consumi ha effetti positivi sul clima?

Le misure di isolamento nazionale non sono una soluzione contro il cambiamento climatico, poiché hanno una durata limitata. Inoltre, per molte persone queste hanno causato un’improvvisa perdita di reddito. Tuttavia, grazie al lockdown alcune nostre abitudini sono cambiate, producendo effetti positivi per il clima. Il cambiamento più evidente è quello sui viaggi in aereo, molto dannosi per il clima, che attualmente non hanno luogo. Da metà marzo la quantità globale di voli è diminuita di oltre il 70%. Anche il consumo di carni pregiate, come ad esempio il filetto, è diminuito dato che i ristoranti sono chiusi. Inoltre, le emissioni sono in calo anche perché non si tengono eventi culturali o sportivi e non si soggiorna più negli hotel. Al contrario, il bilancio individuale di CO2 per gli alimenti è aumentato. Presumibilmente però questo aumento è temporaneo, se si considera che al momento molte persone accumulano scorte e provviste.

Riassumendo, si può affermare che finora il comportamento dei consumatori in tutti i settori rilevanti per il bilancio di CO2 (escluso il riscaldamento) si muove in una direzione ecologica. Ciononostante, c’è il rischio che i risparmi tornino ad alimentare i consumi non appena le misure verranno allentate. E non è ancora chiaro in che misura l'attuale situazione dipenda da fattori sociali e psicologici. In fondo lo scopo della politica e dell'economia è quello di rilanciare le abitudini di consumo. In futuro, sarà necessario consumare in base alle nostre necessità reali, senza mettere a repentaglio la sostenibilità dei nostri mezzi di sussistenza. Le esperienze acquisite durante il lockdown rappresentano un'opportunità per portare avanti con coraggio questi cambiamenti.

6. Il COVID-19 ha anche effetti negativi sul clima?

Il coronavirus rappresenta una minaccia reale per tutti noi e, al momento, la lotta contro il virus e la nostra salute hanno la priorità assoluta. Ciò ha fatto sì che la discussione sul cambiamento climatico passasse in secondo piano. Mentre il mondo è alle prese con il COVID-19, gli importanti incontri per coordinare e accelerare le misure di tutela del clima vengono disdetti. Anche la Conferenza sul clima COP26, che avrebbe dovuto svolgersi a Glasgow a novembre, è slittata. Quest'anno tutti gli Stati avrebbero dovuto intensificare i propri obiettivi climatici in linea con l'Accordo di Parigi sul clima, un passo importante per superare la crisi climatica globale. Ora invece dovranno trovare altre vie per adempiere ai loro obblighi.

Slittano anche i processi di politica climatica nazionale, anche in Svizzera. La sessione di marzo della deliberazione parlamentare sulla legge sulla CO2, la politica climatica svizzera, non ha avuto luogo e, verosimilmente, verrà rimandata a giugno. Ma questa pandemia di coronavirus rivela proprio quanto sia necessario adottare misure per riequilibrare il nostro rapporto con la natura e rendere il nostro sistema più resistente e sostenibile.

7. Dovremmo vivere per sempre in isolamento per poter raggiungere gli obiettivi climatici?

Il lockdown non è una soluzione valida per far fronte al cambiamento climatico. Tuttavia, dimostra di quale portata debba essere la trasformazione economica necessaria per affrontare il cambiamento climatico. Per poter raggiungere l'obiettivo di 1,5°C dovremo dimezzare le emissioni globali entro il 2030 e raggiungere emissioni zero entro il 2050. Questo è quanto afferma la scienza da anni.

Quest'obiettivo deve essere raggiunto con mezzi che non danneggino l'economia e i mezzi di sussistenza nella misura in cui lo fa il lockdown. Abbiamo bisogno di convertire il 100% dei nostri sistemi economici basati sulle energie fossili in energie rinnovabili, in modo mirato e controllato. Le tecnologie esistono, si tratta solo di sfruttarle.

8. Il coronavirus ci offre la possibilità di rendere il nostro mondo finalmente più rispettoso del clima?

Dopo la pandemia di coronavirus sarà necessario analizzare i nostri comportamenti e le nostre azioni durante la crisi. Solo allora ci renderemo conto di quali cambiamenti comportamentali sono positivi per il clima, come ad esempio ridurre il numero di viaggi in aereo. La pandemia di coronavirus ci mostra quanto sia fragile il nostro pianeta e quanto sia necessario costruire un sistema capace di gestire la crisi globale e imparare ad agire con maggiore consapevolezza. Il cambiamento climatico è una crisi altrettanto minacciosa, ed è alle porte.

La politica può regredire allo status quo, le emissioni possono continuare ad aumentare e l'impatto del cambiamento climatico sulle nostre vite sarà ancora più violento. In alternativa, la politica potrebbe cogliere l'occasione e avviare una trasformazione economica e sociale. È soltanto uniti che le crisi possono essere affrontate, la responsabilità è di tutti noi. L'obiettivo del WWF è di portare l'economia e la società svizzera a emissioni zero entro il 2040. Insieme ce la faremo.

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