Deserto nel sud-ovest della Namibia
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30. ottobre 2018

Come vanno le cose per il nostro pianeta?

Da 20 anni il WWF pubblica il Living Planet Report, frutto della collaborazione con scienziati di spicco e altre organizzazioni. Dal rapporto risulta che la varietà della vita è in calo. Ma c'è ancora speranza.

Per il Living Planet Report abbiamo censito gli gnu della savana e i tapiri della foresta pluviale amazzonica, abbiamo registrato le variazioni riscontrate in natura e valutato in che misura determinate specie sono esposte al rischio di estinzione. Il risultato a cui siamo giunti è che mediamente, negli scorsi 50 anni, le popolazioni di pesci, uccelli, mammiferi, anfibi e rettili si sono ridotte del 60 per cento.

Non mancano però le notizie positive: negli ultimi anni, ad esempio, abbiamo assistito a una ripresa del numero di megattere, panda e tigri. Dobbiamo fare in modo che questi successi diventino la norma. Noi possiamo agire affinché il nostro pianeta rimanga una casa accogliente e vivibile, per chi lo popola oggi e per le generazioni future.

Ecco perché la varietà della vita si sta spegnendo:

Scomparsa degli habitat

Le foreste pluviali sono l'habitat di innumerevoli specie di animali e piante, trasformano l'anidride carbonica in prezioso ossigeno e regolano il clima. Negli ultimi 50 anni abbiamo perso il 20 per cento di questi polmoni verdi, abbattuti per ottenere legname o per dare spazio all'agricoltura e alla costruzione di infrastrutture, ad esempio per città o miniere.

Il 10 per cento di tutti gli esseri viventi conosciuti vive in fiumi, laghi e zone umide, habitat che occupano meno dell'1 per cento della superficie terrestre e su cui incombono gravi minacce, come l'inquinamento, le dighe e l'elevato consumo delle risorse idriche. Anche noi uomini non siamo al riparo dalle conseguenze di tali fenomeni: l'acqua potabile e i nostri alimenti dipendono infatti dall'acqua dolce presente sul nostro pianeta. È tempo di agire!

Commercio di animali selvatici

Gli animali selvatici sono nel mirino dei bracconieri, che ne rivendono poi a peso d'oro le pelli, le ossa o determinate parti della carcassa sul mercato nero. Un commercio enorme, con conseguenze molto tristi: nell'ultimo secolo abbiamo perso circa il 90 per cento degli elefanti africani.

Agricoltura intensiva

Le modalità con cui pratichiamo l'agricoltura si ripercuotono sulla qualità del suolo e anche sulla biodiversità a livello globale. L'impiego di concimi e pesticidi, ad esempio, ha determinato un drastico calo della presenza di insetti, tra cui le api. Un dato preoccupante, se si considera che queste ultime impollinano il 75 per cento delle piante di cui ci cibiamo. Senza api, le cose si mettono male anche per noi.

Cambiamenti climatici

I cambiamenti climatici dovuti all'uomo provocano, tra le altre cose, lo scioglimento dei ghiacci nell'Artide. Orsi polari e trichechi, che necessitano della banchisa per procacciarsi il cibo, perdono la propria fonte di sostentamento. Il permafrost si scioglie, liberando ulteriore anidride carbonica nell'atmosfera. E questi sono solo alcuni esempi delle conseguenze generate dal riscaldamento del pianeta.

Pesca eccessiva

Ogni anno dai mari di tutto il mondo si pescano milioni di tonnellate di pesce. In alcuni casi, però, le quantità di pescato sono talmente elevate che gli stock ittici non sono più in grado di riprendersi. Molte popolazioni di pesci sono ormai prossime al collasso. Un'ulteriore minaccia per i mari viene dall'inquinamento da materie plastiche, che hanno ormai invaso tutto l'ambiente marino. Una triste realtà: è già possibile rilevare la presenza di particelle di plastica nel 90 per cento degli uccelli marini.

Cosa possiamo fare

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